|
Aerospaziale Biomedica Geotecnica Idraulica Materiali Meccanica Navale
Nucleare Sismica Trasporti Vento |
|
|||||||||
|
Home Articoli Ricerca
Rubriche
Collaborazione Business
Info
Contatti ·
·
Meccanica della Frattura e del Danno ·
·
DUTTILITÁ FRAGILITÁ
ED ENERGIA DI FRATTURA ·
·
INTRODUZIONE ·
MATERIALI DUTTILI E
FRAGILI ·
SNERVAMENTO E INCRUDIMENTO ·
ENERGIA DI FRATTURA ·
·
·
·
·
·
INTRODUZIONE
I
materiali strutturali vengono tradizionalmente catalogati, in base alle
caratteristiche della curva tensione-deformazione s-e, in due distinte categorie: MATERIALI
DUTTILI e MATERIALI FRAGILI. Mentre i materiali duttili mostrano ampi tratti
non lineari nel diaframma s-e, prima di pervenire alla rottura, quelli
fragili si rompono in modo improvviso, quando la risposta è ancora
sostanzialmente elastica e lineare. Una seconda caratteristica che li
distingue nettamente è il rapporto tra resistenza a trazione e resistenza a
compressione. Mentre per i materiali duttili tale rapporto è vicino
all'unità, per i materiali fragili esso si presenta molto inferiore (in
alcuni casi 10-1 ¸
10-2). Le differenze di comportamento dipendono in gran parte dai
meccanismi microscopici di danneggiamento e di frattura, che, nei vari
materiali di impiego strutturale, si presentano notevolmente diversi. Nelle
leghe metalliche, ad esempio, si verificano degli scorrimenti tra i piani
atomici e cristallini, che danno luogo ad un comportamento di tipo plastico o
duttile, con notevoli deformazioni permanenti. Nei calcestruzzi e nelle
rocce, d'altra parte, le microfessure e gli scollamenti tra i componenti
granulari e la matrice, possono estendersi e concorrere a formare una fessura
macroscopica che separa improvvisamente in due parti l'elemento strutturale.
Questo processo di fessurazione instabile produce un comportamento fragile. MATERIALI DUTTILI E FRAGILI
Peraltro
non è sempre evidente quale sia l'ambito microscopico in cui avvengono i
meccanismi di danneggiamento. Tale ambito può presentare dimensioni assai diverse,
in funzione della natura dei meccanismi e della eterogeneità del materiale.
Nei cristalli il danneggiamento avviene a livello atomico, con le vacanze e
le dislocazioni; nelle leghe metalliche le cricche si propagano a livello
intergranulare o transgranulare; nei calcestruzzi le fessure si enucleano
all'interfaccia tra gli inerti granulari e la matrice cementizia. Si
comprende quindi come la scala del danneggiamento venga a dipendere dalla
regolarità del solido e quindi dalla dimensione delle eterogeneità in esso
presenti. Accanto
ai materiali da costruzione tradizionali, si sono aggiunti oggi nuovi
materiali, altamente eterogenei ad anisotropi, poiché rinforzati da fibre e
composti da più lamine. Tali materiali, detti COMPOSITI, possono essere a matrice
polimerica, metallica, ceramica o cementizia. In essi i meccanismi di
danneggiamento sono essenzialmente due: lo sfilamento delle fibre e la
delaminazione, cioè lo scollamento degli strati. La
distinzione tra materiali duttili e fragili non è sempre marcata in modo
definito, anche perché la duttilità del materiale dipende dalla temperatura
ambientale e anche dalla dimensione dell'elemento strutturale. Questo porta
alla conseguenza che la duttilità cessa di essere una proprietà del
materiale, per diventare una proprietà dell'intera struttura. SNERVAMENTO E INCRUDIMENTO
Si consideri un provino di acciaio sottoposto a una prova di trazione uniassiale di intensità F (Figura 1).
Figura 1 Per
evitare che la rottura avvenga nelle zone terminali di ammorsamento alla
macchina di prova, il provino abbia l'usuale forma a clessidra. Se A0
è l'area della sezione trasversale iniziale del provino nella zona mediana ed
l0 la distanza iniziale tra due sensori fissati in due punti
distinti della stessa zona, si definisce TENSIONE NOMINALE s il rapporto tra la forza F trasmessa dalla
macchina e l'area iniziale A0:
Si
trascurano così le contrazioni laterali elastiche ed, eventualmente,
plastiche. Si definisce poi DILATAZIONE CONVENZIONALE e il rapporto tra la variazione di distanza
tra i due sensori, Dl,
e la distanza l0:
Tale
dilatazione è quella media, relativamente al tratto sotto controllo. Poiché
la prova si svolge in regime non lineare, la dilatazione non è uniforme, e
quindi non è puntualmente coincidente con quella madia. Si
consideri il diagramma della Figura 1 riportante tutte le coppie di punti s-e registrati durante il processo di
caricamento. Si vede che il tratto OL è lineare ed elastico, mentre da L in
poi la risposta non è più lineare ed il materiale comincia a snervarsi.
Scaricando il provino si evidenziano le deformazioni permanenti epl.
In questo modo parte dell'energia di deformazione è restituita (triangolo
ABA'), cioè quella relativa alla deformazione eel,
mentre la restante è dissipata plasticamente (area OLAA'). Caricando
nuovamente il provino, si ripercorre elasticamente il tratto A'A, parallelo
al tratto OL. Giunti in A, il provino si snerva di nuovo ad una tensione s > sl.
Il materiale vergine, quindi, si snerva a livelli di tensione più bassi di
quanto non faccia il materiale già precedentemente snervato. Questo fenomeno
è detto INCRUDIMENTO del materiale (HARDENING). Aumentando la forza applicata
F, si riprende a percorrere il tratto non lineare AU, nel quale l'incremento
di tensione per incremento unitario di dilatazione (RIGIDEZZA TANGENZIALE)
continua a diminuire, finché non si annulla nel punto U. Giunti in U, se il
processo di caricamento è pilotato dalla forza esterna F, il provino si
rompe, poiché F non può aumentare ulteriormente. Se,
invece, il processo di caricamento è pilotato dalla variazione di distanza Dl, è possibile indagare sul comportamento
del materiale al là del punto U di resistenza ultima. Oltre il punto U,
infatti, la rigidezza tangenziale diventa negativa e, ad incrementi positivi
di spostamento Dl,
corrispondono incrementi negativi della forza F (la forza diminuisce lungo il
tratto US). Ciò è dovuto al fenomeno della CONTRAZIONE TRASVERSALE PLASTICA,
detta anche STRIZIONE (Figura 2), per cui l'area A della sezione effettiva
diventa notevolmente inferiore di A0, in una banda localizzata
compresa tra i due sensori.
Figura 2 Infine,
raggiunto il punto terminale S, il provino cede improvvisamente, sebbene il
processo di caricamento sia a deformazione controllata. Nel
caso di alcune leghe metalliche, come gli acciai a basso contenuto di
carbonio, al limite di proporzionalità L segue uno snervamento improvviso,
con la conseguenza che la dilatazione aumenta di una quantità finita sotto
carico costante (si veda il diagramma s-e della Figura 2). In
questi casi è quindi facile individuare il valore della TENSIONE DI
SNERVAMENTO ASSIALE sp, essendo questa
coincidente con il limite di proporzionalità sl.
Quando, invece, al limite di proporzionalità segue il tratto incrudente, è
più difficile definire sp: si adotta, allora, per
convenzione, quel valore della tensione la cui dilatazione permanente epl
allo scarico è pari al 2 %o. Mentre
i materiali duttili presentano comportamenti simili a trazione e
compressione, i materiali fragili mostrano comportamenti considerevolmente
differenti. I calcestruzzi, ad esempio, sono duttili in compressione e fragili
in trazione, e presentano una resistenza ultima a compressione che è circa di
un ordine di grandezza maggiore di quella a trazione. Una prova di trazione
su di un campione di calcestruzzo, condotta a carico controllato, mostra una
risposta approssimativamente elastica-lineare e poi, all'improvviso, una
immediata caduta del carico stesso, che corrisponde alla repentina formazione
di una fessura. Tuttavia, poiché le attuali tecniche consentono di pilotare
la deformazione, si evidenzia la curva di risposta post-rottura del materiale
cementizio (Figura 3).
Figura 3 Ci
si è resi così conto dell'esistenza di un esteso ramo di INCRUDIMENTO
NEGATIVO (SOFTENING) e della possibilità di dissipare, da parte del materiale,
una notevole quantità di energia per unità di volume. Tale energia è
rappresentata dall'area sottesa dalla curva s(e). Di recente si è dimostrato che l'energia
in realtà non è dissipata per unità di volume, bensì è dissipata su una banda
localizzata, la quale diventa in seguito una fessura (l'analogo fenomeno
avviene nei materiali duttili con la strizione). In altri termini, la
dilatazione puntuale tra i due sensori di Figura 1 non è una funzione
costante. In conseguenza della localizzazione della deformazione e, il ramo decrescente s(e) viene a dipendere dalla lunghezza l0
della base di misura. ENERGIA DI FRATTURA
Ciò
che invece risulta essere una vera caratteristica del materiale è il
diagramma s(w), che rappresenta la tensione trasmessa
attraverso la fessura, in funzione dell'apertura (o larghezza) della fessura
stessa (Figura 4).
Figura 4 Questa
legge di decadimento indica un indebolimento dell'interazione all'aumentare della
distanza w tra le facce (o superfici libere) della fessura. Quando w
raggiunge il valore limite wc, l'interazione si spegne totalmente
e la fessura diventa una sconnessione completa che divide in due parti
distinte il provino. L'area sottesa dalla curva s(w) rappresenta l'energia dissipata sulla
superficie unitaria di frattura. Essendo la legge coesiva s(w) una caratteristica del materiale, che
dipende dalla struttura intima e dai meccanismi di danneggiamento del
materiale stesso, anche l'ENERGIA DI FRATTURA Ef, definita da:
risulta
essere una proprietà intrinseca del materiale. L'energia dissipata sulla
superficie della fessura vale EfA0. Poiché, tuttavia, si
è supposto che la dissipazione energetica avvenga soltanto sulla superficie
fessurata, e non nel volume di materiale integro, l'energia dissipata
globalmente nel volume A0l0 è ancora pari a EfA0
(questo però è rigorosamente vero
solo in assenza di incrudimento positivo).
Figura 5
Figura 6 Se
si riportano allora le curve di risposta sul piano F-Dl si ottiene il grafico della Figura 5. Da
esso si vede che all'aumentare della lunghezza l0 del provino, si
ottengono tratti elastici a rigidezza calante e tratti "softening"
a pendenza negativa crescente e, oltre un cero limite, a pendenza positiva.
L'area sottesa da ciascuna curva deve infatti essere costante e pari a EfA0. Se
si riporta sul piano s-e la transizione appena descritta si
ottengono le curve della Figura 6. Questo grafico è rappresentato da un unico
tratto elastico lineare e da un ventaglio di rami "softening", al
variare della lunghezza l0. L'area sottesa, infatti, in questo
caso varia con l0, essendo pari a
Ef /l0. Per l0 ® 0 il ramo "softening" diventa
orizzontale e rappresenta una risposta strutturale perfettamente plastica.
D'altra parte, per l0 ® ¥ l'area compresa tra la curva s(e) e l'asse e deve tendere a zero, e quindi il ramo
"softening" tende a coincidere con il tratto elastico. Si può
dimostrare che si hanno tratti "softening" a pendenza positiva
quando è verificata la relazione seguente:
cioè,
quando la lunghezza del provino, o meglio la distanza l0 tra i
punti di cui si stima lo spostamento relativo, è superiore al rapporto tra il
modulo elastico E del materiale e il massimo modulo tangente della legge
coesiva. Questo è dovuto al fatto che, durante la fase di incrudimento
negativo, la tensione s
diminuisce e, mentre il punto rappresentativo della zona fessurata scende
lungo la curva s(w)
(Figura 4), il punto rappresentativo della zona integra scende lungo la retta
s(e) (Figura 3) e descrive uno scaricamento
elastico. Se la lunghezza l0 è sufficientemente grande, la contrazione
elastica prevale sulla dilatazione della zona fessurata, dando luogo al
fenomeno precedentemente descritto. Se
il processo di carico è pilotato dalla dilatazione convenzionale e, o dall'allungamento Dl, una volta raggiunto il punto U (Figura
5), si ha una caduta verticale del carico, sino ad incontrare il tratto
"softening" inferiore che è a pendenza negativa. Il tratto UQT
viene in questo modo ignorato e diventa virtuale. Per rilevare
sperimentalmente questo tratto, è necessario pilotare il processo di carico
mediante l'apertura w della fessura. L'instabilità sopra descritta è detta
SNAP-BACK. Tutti i materiali relativamente fragili (calcestruzzo, ghisa,
vetro,…), che possiedono un basso valore dell'energia di frattura Ef
presentano una brusca caduta del carico quando il comportamento globale del
campione è ancora elastico lineare. Riassumendo quanto detto
è opportuno osservare come resistenza ed energia di frattura siano proprietà
intrinseche del materiale, mentre la duttilità dipenda da un fattore
strutturale come la lunghezza del campione. |
|||||||||
|
ingegneriastrutturale.net -
Tutti i Diritti Riservati |
|||||||||