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Strutture in Calcestruzzo Fibrorinforzato ·
· CALCESTRUZZO FIBRORINFORZATO:
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Trazione indiretta - Prova brasiliana ·
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Deformazione viscosa (Creep)
· NORMATIVA INTRODUZIONE Aggiungendo
al calcestruzzo fibre di varia natura, siano esse micro o macro fibre, come
descritto nel capitolo precedente, si ottiene un nuovo materiale dalle
caratteristiche meccaniche differenti da un normale calcestruzzo. Tale
composito è chiamato Calcestruzzo Fibrorinforzato (Fiber Reinforced
Concrete). Ove si tratti di un rinforzo costituito da fibre di acciaio si
parla di Steel Fiber Reinforced Concrete. La
valutazione delle differenti proprietà tecnologiche del FRC viene effettuata
tramite prove normalizzate, alcune delle quali tipiche del calcestruzzo
ordinario, altre create appositamente per il fibrorinforzato. Proprietà del
calcestruzzo fibrorinforzato allo stato indurito I
fattori che influenzano le proprietà di un calcestruzzo fibrorinforzato sono
i seguenti: -
Le fibre: geometria, rapporto d’aspetto, contenuto, orientamento e
distribuzione; -
La matrice: resistenza e dimensione massima degli aggregati; -
L’interfaccia fibra-matrice; -
I provini: dimensioni, geometria e metodologia di prova. Le proprietà del calcestruzzo fibrorinforzato sotto carico (statico e dinamico) possono essere classificate secondo le seguenti azioni: · Compressione · Trazione
diretta uniassiale · Trazione
indiretta – Prova Brasiliana · Trazione
indiretta – Flessione (misura della
tenacità e dell’energia di frattura) · Taglio
e torsione · Fatica · Impatto · Abrasione · Deformazione
viscosa (Creep) Per
ognuna delle suindicate caratteristiche verranno forniti adeguati riferimenti
normativi. Compressione La
resistenza a compressione del calcestruzzo non viene sostanzialmente
modificata dall’aggiunta delle fibre. Si può osservare un modesto incremento per
percentuali rilevanti di fibre di acciaio (non meno di 1.5% in volume,
circa). Dopo il raggiungimento del picco, il materiale mostra una marcata
duttilità fortemente dipendente dal contenuto di fibre:
Figura 1 Sempre
sul comportamento del fibrorinforzato a compressione, il modulo elastico ed
il rapporto di Poisson risultano sostanzialmente invariati per percentuali di
fibre minori del 2% in volume. Le prove di resistenza vengono effettuate su provini
cilindrici (diam 150mm, altezza 300mm) o cubici (lato 100 oppure 150mm). Le
norme di riferimento sono le stesse che si applicano al calcestruzzo
ordinario (ASTM C39, EN 12390-3, etc.). Trazione
diretta uniassiale Il
comportamento a trazione uniassiale del fibrorinforzato è fortemente
influenzato dalla presenza delle fibre, specie nella fase seguente la prima
fessurazione. Soltanto utilizzando elevati dosaggi, soprattutto di microfibre
(nell’ordine dell’1,5 – 2 % in volume e superiori) si possono ottenere
rilevanti incrementi del valore di picco:
Figura 2
Figura 3 è il caso di
compositi cementizi ad alte prestazioni (High Performance Fiber Reinforced
Cement Composites, fck
> 100 MPa) e con elevati dosaggi di fibre corte (Lf < 13 mm, dosaggio > 2% volume), dove il
comportamento diventa di tipo incrudente. La prova di trazione diretta del
calcestruzzo fibrorinforzato è di non facile esecuzione. Come si può
osservare nella Figura 4, è preferibile intagliare il provino in modo da
localizzarne la fessura:
Figura 4 Attualmente
non esistono normative sulla trazione diretta. In Italia è in corso di
approvazione la norma UNI U73041440 nella quale si forniscono alcune
indicazioni sulle dimensioni del provino, cilindrico o prismatico, sulla
profondità dell’intaglio, in corrispondenza del quale misurare l’apertura di
fessura. Trazione
indiretta - Prova brasiliana Le
difficoltà pratiche di eseguire la trazione diretta hanno portato a
procedimenti alternativi, quali quello della prova di trazione indiretta per
splitting, anche detta “prova brasiliana”:
Figura 5 Figura 6
Figura 7 Nella
Figura 6 e Figura 7 il provino è cilindrico ma è possibile testare anche
provini cubici o prismatici. La prova consiste nel sottoporre un provino
cilindrico ad una forza di compressione applicata ad una zona ristretta per
tutta la lunghezza del cilindro. La rottura avviene per raggiungimento della
massima resistenza a trazione in direzione ortogonale alla forza applicata.
Dal carico massimo si ricava la resistenza a trazione indiretta del
calcestruzzo fibrorinforzato. Per la determinazione di tale proprietà si può
fare riferimento alla ASTM C496 ed
alla EN 12390-6. Per calcestruzzi
ordinari, si può dedurre la resistenza a trazione diretta a partire da quella
indiretta (EC 2, NT Italiane, ACI). Non sono codificate, al momento, analoghe correlazioni per
i calcestruzzi fibrorinforzati. Trazione indiretta - Flessione La
prova di flessione è certamente la più diffusa per la sua relativa facilità di
esecuzione e perché è rappresentativa di molte situazioni pratiche. Un altro
motivo del successo di questa prova si deve al maggior grado di iperstaticità
della prova, che mette in miglior evidenza la duttilità apportata dal
rinforzo fibroso, più di quanto non avvenga nelle prove precedenti
(compressione e trazione diretta):
Figura 8
Figura 9 Esistono
due tipi di prove: prova di flessione su provino prismatico (travetto) e
prova di punzonamento su piastra (circolare o quadrata). Prova di flessione su travetto Lo
scopo di tale prova è la determinazione della tenacità apportata dalle fibre
al calcestruzzo. La tenacità è la resistenza opposta dal materiale
all’avanzamento del processo di frattura (statico, dinamico o per urto) per
effetto della sua capacità di dissipare energia di deformazione. Il provino è
appoggiato su due punti, ed è caricato in uno o due punti: nel primo caso si
parla di Three Point Bending Test (3PBT), nel secondo di Four Point Bending
Test (4PBT) (Figura 10):
Figura 10 Il
travetto su tre punti di carico è caricato a metà luce, mentre per quello a
quattro punti di carico la luce è divisa in tre parti di ugual lunghezza. Le
dimensioni dei travetti nelle principali normative non sono molto diverse tra
di loro. Nella ASTM C1018, in base
alla lunghezza delle fibre, è possibile scegliere tra due diverse geometrie.
Figura 11
Figura 12 La
prova di flessione può essere rappresentata da una curva Carico – Spostamento
verticale (misurato sotto i punti di carico) oppure, nel caso il provino sia
intagliato, da una curva Carico – Apertura di fessura (Crack Opening Displacement o COD),
così come si vede nella figura seguente:
Figura 13 Un
parametro di particolare interesse è il “punto di prima fessurazione”, a partire dal quale le fibre iniziano a
dare il proprio contributo. Tale parametro è convenzionale, a causa della
difficoltà nella determinazione dell’innesco del processo di fessurazione. La formazione della prima fessura viene
associata da alcune normative alla perdita di linearità della curva
carico-spostamento (ASTM), mentre
in altri casi essa viene fatta coincidere con l’intersezione tra la curva
Carico-Spostamento ed una parallela al tratto lineare a partire da un valore
costante di 0,05 mm sull’asse delle ascisse (spostamento verticale) (RILEM, CUR, DBV, AFNOR, NBN). Per
quanto riguarda il comportamento in fase postfessurativa, le normative si
basano sulla definizione di indici di duttilità adimensionali basati
sull’energia dissipata nel processo di frattura e/o sulla resistenza residua. Nella
norma ASTM C1018 viene calcolata
l’area sottesa dalla curva Carico-Spostamento per valori multipli dello spostamento
di prima fessurazione; in altri casi si assume la resistenza residua puntuale
per uno spostamento verticale espresso come percentuale della luce della
trave (NBN, JCI-SF4). Nel
caso della recente normativa Europea EN
14651 si individuano i valori di resistenza residua postfessurativa per
valori puntuali dell’apertura di fessura: nel caso della norma RILEM, si assumono valori di
resistenza “equivalenti” che vengono ricavati dall’energia assorbita in
intervalli di apertura di fessura.
Figura 14 La
norma Italiana UNI 11039 si basa
su prove di flessione su 4 punti in controllo di apertura di fessura.
Figura 15 Figura 16 Figura 17 La Figura 15 mostra la geometria e i vincoli per i travetti di calcestruzzo fibrorinforzato; la Figura 16 mostra il particolare dell’intaglio a forma triangolare, mentre la Figura 17 mostra la vista frontale di un provino strumentato prima dell’inizio della prova. La normativa UNI 11039 consente di classificare il calcestruzzo fibrorinforzato in base alla sua resistenza ed alla sua tenacità. La resistenza di prima fessurazione (fIf) è fornita dalla relazione:
Nella
quale: l
è la distanza tra gli appoggi inferiori (450 mm) b
è la larghezza della trave (150 mm) h
è l’altezza della trave (150 mm) a0
è la profondità dell’intaglio (45 mm) La
normativa prevede inoltre la determinazione di due resistenze
post-fessurazione: la prima, tipica per le condizioni di esercizio, è la
tensione media nel tratto con apertura di fessura all’apice dell’intaglio
(CTOD) variabile tra 0 e 0,6 mm (feq (0-0.6)); la
seconda, tipica delle condizioni di collasso, è la tensione media nel tratto
di apertura di fessura variabile tra 0,6 e 3,0 mm (feq (0.6-3.0)):
Figura 18.a
Figura 18.b La
Figura 18.a mostra la tipica curva Carico – CTOD mentre la Fibura 18.b mostra
gli intervalli di fessura considerati per il calcolo delle tensioni
equivalenti. La normativa UNI 11039 (2003) propone di determinare due “Indici
di duttilità” definiti come:
Prova di flessione su piastra La
prova di flessione su piastra, anche detta prova di punzonamento, è stata
codificata per la prima volta dalla SNCF
(Ente Ferrovie Francese) nel 1989.
A differenza della prova di flessione su travetto, in questo caso si tratta
di sottoporre a carico concentrato centrale una piastra, quadrata o
circolare, al fine di determinare, per un prefissato abbassamento del punto
di carico, l’energia assorbita. Sia nel caso di piastra quadrata che in
quello di piastra circolare, l’abbassamento è dell’ordine di 1/20 della luce
libera, così da produrre un quadro fessurativo molto ampio, che interessa più
linee di frattura di rilevante ampiezza.
Figura 19
Figura 20 Ciò
comporta un’energia di deformazione molto elevata. Questo tipo di prova si è
imposto nella pratica comune per la relativa facilità di esecuzione. Per
contro, i risultati presentano una marcata dispersione statistica, a causa
dell’assetto iperstatico: per questo motivo, si sta diffondendo, a partire
dagli USA, la prova su piastra circolare appoggiata su 3 cerniere sferiche e
per questo staticamente determinata (Figura 21).
Figura 21 Figura 22 Di
seguito un quadro delle normative esistenti.
Figura 23 Taglio e
torsione In
generale, le fibre in acciaio incrementano la resistenza al taglio ed alla
torsione del calcestruzzo. Da prove effettuate su travi nelle quali siano
state utilizzate fibre per il taglio ed armatura longitudinale per la
flessione si può affermare che le fibre possono sostituire parzialmente o
totalmente le tradizionali staffe per gli sforzi tangenziali, modificando il
meccanismo di rottura per taglio in rottura per flessione, con contenuto e
tipo di fibra adeguati. Sono state proposte diverse formulazioni della
resistenza a taglio delle travi (ACI
Building Code, Walraven,
etc.). Di seguito, se ne riportano alcune:
In
generale, si può affermare che il campo di validità di tutte le espressioni
riportate è comunque ancora piuttosto limitato, essendo derivate da
osservazioni sperimentali e non esistendo normative specifiche nazionali. Fatica L’aumento
di resistenza a fatica dovuto all’introduzione di fibre è ben nota: a
supporto esiste una vasta letteratura basata su diverse campagne
sperimentali. Le dimensioni e le modalità delle prove sono molto varie: anche
in questo caso, non esistono normative al riguardo. Si
può definire la resistenza a fatica come il massimo livello di sforzo al
quale il calcestruzzo fibrorinforzato può resistere per un definito numero di
cicli di carico prima della rottura, oppure come il massimo numero di cicli
di carico necessario alla rottura per un definito livello di sforzo (ACI Committee: Report 544.1R – Fiber Reinforced Concrete; Report 544.2R – Measurement of Properties of Fiber Reinforced
Concrete). Impatto | |||||||||||||||||||