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Metodo degli Elementi Finiti: Teoria Matematica ·
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PROBLEMA STRUTTURALE ·
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INTRODUZIONE ·
FORMULAZIONI DEL PROBLEMA
STRUTTURALE ·
IL PRINCIPIO DEI LAVORI
VIRTUALI ·
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INTRODUZIONE
Dagli
studi che generalmente si seguono ai corsi di ingegneria si è abituati a fare
un’analisi a livello dell’elemento infinitesimo del corpo oggetto di studio.
L’applicazione delle relative equazioni di equilibrio, costitutive e di
conservazione permettono di ottenere delle equazioni differenziali che
governano il comportamento del sistema a livello infinitesimo. Tali relazioni
così ricavate presentano spesso una forma piuttosto complicata e, nella
maggior parte dei casi pratici, non sono risolvibili in forma chiusa (cioè
esatta) a causa di articolate condizioni al contorno ed alla non regolarità
del dominio di integrazione. La soluzione di un qualsiasi problema governato da note
equazioni differenziali può essere affrontata in tre differenti modalità,
ognuna delle quali presenta diverse caratteristiche e particolarità. Un
problema strutturale può essere riportato in una delle seguenti forme: la formulazione
forte, la formulazione debole e la formulazione
variazionale. Tra
queste quelle debole e variazionale sono direttamente collegate al FEM: le
equazioni differenziali vengono trasformate in equazioni algebriche, mediante
operazioni di integrazione o di derivazione. L’insieme delle equazioni
algebriche è sistematicamente risolvibile mediante la teoria dei sistemi
lineari. FORMULAZIONI DEL PROBLEMA STRUTTURALE
Formulazione forte
La
formulazione di un problema in base alle sue equazioni differenziali, unite
alle necessarie condizioni al contorno, è la cosiddetta formulazione forte, di
cui è possibile valutare la soluzione analitica (quindi esatta) solo per un
certo numero limitato di casi particolari: semplici condizioni al
contorno ed un dominio di
integrazione regolare. Si consideri ad esempio l’equazione differenziale che
governa il problema della fune inestensibile:
dove
v(x) è lo spostamento verticale, H è il tiro della fune, x è l’ascissa e q è
il carico distribuito che agisce sulla fune. Si ponga l’attenzione sul fatto che
se viene definito l’operatore differenziale come segue:
il
problema rappresentato dalla (1) può quindi essere riscritto nella forma:
Tale
forma di rappresentare il problema in forma forte è tipica della teoria degli
operatori dove nella (3) si può leggere come un’applicazione lineare da uno
spazio vettoriale delle forze ad un altro degli spostamenti:
Formulazione
debole
A
causa delle già citate complicazioni legate alla soluzione analitica delle
equazioni differenziali, si cerca di risolvere tali problemi mediante
l’impostazione della formulazione debole. Il problema impostato secondo la
formulazione forte viene trasformato al fine di diminuire il grado di
derivazione delle equazioni. Consideriamo
ad esempio lo stesso problema del punto precedente; si proceda al calcolo del
residuo ponderato mediante le funzioni peso w e quindi integrando su
tutto il dominio W:
La
principale caratteristica delle formulazioni deboli è quindi la possibilità
di diminuire il grado di derivazione delle equazioni differenziali (indebolendole
appunto) mediante una procedura matematica che consiste nell’integrazioni per
parti. Dalla (5) si può inoltre evincere come tale impostazione consideri il
residuo dell’equazione differenziale eventualmente approssimata. In
particolare il residuo viene valutato su tutto il dominio rendendo meno
restrittiva la richiesta (valore medio e non puntuale). Formulazione
variazionale
Con
la formulazione variazionale si caratterizza la soluzione mediante un metodo matematico
che permetterà di costruire le equazioni equilibrio come estremanti di un
funzionale, dove per funzionale si intende un’applicazione P
(ad esempio potenziale totale del sistema) del tipo:
essendo
X uno spazio vettoriale e  l’insieme dei numeri reali. L’impostazione
variazionale nasce dalla considerazione che ogni fenomeno fisico viene retto
da una qualche grandezza (ad esempio il funzionale) che, per trovare una
condizione di equilibrio, deve essere resa massima o minima. Si pensi ad
esempio alla catenaria dove tra le possibili configurazioni di equilibrio,
quella che si verifica in natura è quella che realizza la minima area A
racchiusa alla catena stessa e da un asse di riferimento (vedi Figura 1).
Figura 1 L’equazione
algebrica tipo si costruirà mediante una procedure di derivazione simile alla
seguente:
Il
vantaggio di una formulazione variazionale sta nel fatto che le equazioni che
se ne ricavano contengono già all’interno le condizioni naturali (di
Neumann). Ad esempio le forze interne che nel metodo diretto vengono
considerate, in quello variazionale non vengono prese in considerazione
perché compiono lavoro nullo. Un
altro vantaggio della formulazione variazionale, oltre che nella possibilità
di ricavare le equazioni algebriche con metodi sistematici, sta anche nel
fatto che le condizioni al contorno naturali (di Neumann) sono già contenute
all’interno del funzionale. Per contro il procedimento non permette un
diretto controllo sulle equazioni generate in quanto non sono facilmente
riconducibili relazioni con il mondo fisico ed inoltre non è sempre facile riuscire
a ricavare il funzionale del problema in esame. IL
PRINCIPIO DEI LAVORI VIRTUALI
Uno dei principi più utilizzati per lo sviluppo della teoria degli elementi finiti risulta essere il principio dei lavori virtuali (PLV), che afferma: “L’applicazione di uno
spostamento virtuale congruente con le condizioni di vincolo ad un sistema in
equilibrio, genera un sistema di forze (interne, esterne e vincolari) tale
per cui il lavoro interno (quello prodotto dalle forze interne) risulta
uguale al lavoro esterno (quello prodotto dalle forze esterne)” Come
è noto il lavoro di una forza è pari al prodotto scalare della forza per lo
spostamento del suo punto di applicazione. Il lavoro virtuale sfrutta la
stessa definizione:
Con
riferimento alla Figura 2 è possibile scrivere il principio dei lavori
virtuali come segue:
dove
dui sono gli spostamenti dei
punti di applicazione delle forze, rj
sono i cedimenti vincolari e dsk
sono gli spostamenti virtuali interni (allungamento della molla).
Figura 2 Tale
principio è uno strumento molto potente per poter ricavare le relazioni
matriciali che servono per l’implementazione in codici di calcolo in grado di
risolvere le strutture idealizzate. Uso
e riferimento per un utilizzo generale trova una vasta applicazione in molti
campi. Inoltre, non avendo formulato nessuna ipotesi sulla natura delle leggi
costitutive, queste possono essere lineari o non-lineari. Le ipotesi che
devono essere rispettate sono: · la congruenza tra spostamenti e
deformazioni; · l’equilibrio tra forze interne, esterne e
vincolari. La potenza del principio è insita nella possibilità di
scindere i due sistemi: forze e spostamenti - deformazioni non devono essere
necessariamente legati l’uno all’altro. Ciò significa che una struttura può
essere studiata nel suo comportamento usando delle forze di prova, ottenendo
come risultato un campo degli spostamenti che rappresenterà, per l’appunto,
il comportamento. |
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