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Strutture in Calcestruzzo Armato ·
· COMPORTAMENTO E
RESISTENZA STRUTTURALE ALL’INCENDIO ·
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INTRODUZIONE ·
Durata
di resistenza all'incendio ·
LivellI
di danneggiamento della struttura ·
CRITERI DI VERIFICA DELLA
SICUREZZA STRUTTURALE ·
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INTRODUZIONE
Il materiale strutturale e l'incendio
L'analisi delle problematiche generali di strutture soggette ad un possibile incendio è di fondamentale importanza per una corretta progettazione strutturale, al fine di garantire un adeguato margine di sicurezza alla resistenza strutturale, tale da consentire l'incolumità delle persone che vi si trovano al loro interno. Il
comportamento delle strutture delle costruzioni, civili e industriali,
all'azione di un incendio è innanzi tutto condizionato dal materiale di cui
la struttura è costituita. Nel caso specifico, il cemento armato, come
materiale composito, ha un comportamento simbiotico: il calcestruzzo
protegge, con la sua ridotta conducibilità termica, l'acciaio, che gli
fornisce la capacità di resistere a trazione, isolandolo dai gas caldi
dell'incendio e ritardandone così la perdita di resistenza. La risposta
all'incendio di una struttura di cemento armato è sostanzialmente positiva,
ma la varietà e variabilità dei fenomeni connessi con lo sviluppo
dell'incendio e con il comportamento del calcestruzzo soggetto a forti
gradienti termici (shock termico), rende alquanto complesso il tentativo di
determinare quantitativamente la risposta strutturale. Per dare un
inquadramento alla problematica è necessario svolgere un esame più
dettagliato dei principali aspetti coinvolti: -
l'incendio come "azione" sulla struttura; -
il comportamento del materiale di cui la struttura è costituita; -
il comportamento della struttura nel suo complesso; -
il livello di capacità di prestazione richiesto alla struttura. L'azione incendio
L'incendio
agisce sulla struttura in quanto ne riscalda gli elementi, provocando
dilatazioni, coazioni, e degrado dei materiali. Essendo la temperatura il
parametro principale che governa la risposta dei materiali, l'azione incendio
viene pertanto descritta attraverso l'evoluzione nel tempo della temperatura
dei gas caldi, prodotti dalla combustione, che entrano in contatto con la
struttura, trasmettendole calore per convezione ed irraggiamento. Le modalità
di evoluzione di un incendio sono le più varie e dipendono da innumerevoli
fattori: in generale può essere individuata una prima fase di innesco con
temperature crescenti, ma ancora non molto elevate. Alla fase di innesco
segue un'estensione rapida ed incontrollata della combustione, tale da
renderla irreversibile e generalizzata. E' questa la condizione di
FLASH-OVER, oltre la quale inizia la fase di sviluppo pieno dell'incendio,
producendo un notevole innalzamento della temperatura fino ad un massimo,
quando inizia ad esaurirsi il materiale combustibile. Segue la fase di
spegnimento, con una riduzione progressiva e lenta della temperatura. Trascurando
le cause dell'innesco, i parametri che influiscono sullo sviluppo
dell'incendio sono principalmente la natura e quantità dei materiali
combustibili, le modalità di apporto del comburente (ossigeno), la presenza
di provvedimenti atti a circoscrivere spazialmente i fenomeni
(compartimentazione) o ad ostacolarne lo sviluppo (impianti di spegnimento
automatico). Durata di resistenza
all'incendio
Quando
in una costruzione si sviluppa un incendio, dal punto di vista della
sicurezza la prima preoccupazione è relativa all'incolumità delle persone che
si trovano nei locali coinvolti nell'incendio ed in quelli limitrofi, nonché
dell'incolumità dei soccorritori. Questi ultimi, anche se adeguatamente
protetti dalle fiamme e dai fumi, devono contare sulla capacità di resistenza
delle strutture per poter intervenire nei locali investiti dall'incendio. E'
quindi fondamentale che sotto l'azione di un incendio abbastanza gravoso. Le
strutture abbiano una sufficiente capacità di resistenza in termini di
"durata", in modo tale da consentire l'intervento delle squadre di
soccorso all'interno delle costruzioni con adeguata sicurezza. A tale fine
sono state stabilite delle opportune curve temperatura-tempo convenzionali,
rappresentative delle condizioni più gravose di incendio, in rapporto alle
quali stabilire la capacità di un elemento, strutturale o non strutturale, a
fornire l'adeguata risposta in termini di resistenza (R), tenuta (E) ed
isolamento (I). Queste
curve, rappresentando azioni sempre crescenti e di durata illimitata, sono
concepite per portare comunque alla crisi di una struttura, determinando così
una "durata di resistenza" all'incendio intesa come intervallo di
tempo che intercorre dallo sviluppo dell'incendio (punto di flash-over) alla
crisi della struttura. La
resistenza di una struttura all'incendio viene quindi espressa in termini di
"minuti" e le strutture classificate secondo la durata di
resistenza in classi R30, R60, R90, R120, R150, R180, R210, R240 minuti a
seconda delle esigenze di protezione, del carico di incendio, dei
provvedimenti di prevenzione e protezione esistenti. LivellI di
danneggiamento della struttura
Nella maggior parte dei casi l'incendio non
porta a distruzione la struttura, ma ne provoca soltanto un danneggiamento.
Il problema che si pone è quello di valutare il livello di danneggiamento
subito dalle strutture per arrivare a stabilire il grado di sicurezza residuo
e, nel caso questo sia giudicato insufficiente, prevedere i provvedimenti di
rinforzo e ripristino necessari. La tendenza attuale nell'Ingegneria
Strutturale, su questo problema, è quella di prevedere per una struttura, non
solo la durata di resistenza, come prima definita, ma anche il livello di
danneggiamento in caso di incendio reale, allo scopo di garantire un
opportuno "livello di protezione" PBD (Performance Based Design),
in funzione della destinazione di impiego della struttura stessa. Per
le strutture soggette ad incendio si prevedono cinque differenti livelli di
protezione: -
Livello I nessun requisito
specifico di resistenza al fuoco dove le conseguenze del crollo delle
strutture siano accettabili o dove il rischio di incendio sia trascurabile; -
Livello II requisiti di
resistenza al fuoco delle strutture per un periodo sufficiente a garantire
l'evacuazione degli occupanti in luogo sicuro e l'intervento delle squadre di
soccorso; - Livello III requisiti di resistenza al fuoco delle strutture
tali da evitare, per tutta la durata dell'incendio, il collasso delle
strutture stesse; - Livello IV requisiti di resistenza al fuoco delle
strutture per garantire, dopo la fine dell'incendio, un limitato
danneggiamento delle strutture stesse; - Livello V requisiti di
resistenza al fuoco delle strutture per garantire, dopo la fine
dell'incendio, il mantenimento della totale funzionalità delle strutture
stesse. La
capacità portante dovrà essere mantenuta per tutto il tempo necessario a
garantire le prestazioni associate a ciascun livello. Il secondo livello
corrisponde a quanto già previsto dalle normative attuali con la relativa
classe di resistenza REI. I livelli superiori prevedono che la struttura non
collassi e subisca danni progressivamente meno importanti. Per
garantire il Livello IV si richiede che le costruzioni debbano essere
oggetto delle seguenti verifiche: -
controllo della capacità portante per tutta la durata dell'incendio; -
controllo del regime deformativo entro limiti accettabili; -
mantenimento di una capacità portante residua che consenta interventi di
ripristino. Per
garantire il Livello V si richiede che le costruzioni debbano essere
oggetto delle seguenti verifiche: -
controllo della capacità portante per tutta la durata dell'incendio; -
regime deformativo trascurabile; -
mantenimento di una capacità portante residua adeguata alla destinazione di
progetto. CRITERI DI VERIFICA DELLA SICUREZZA STRUTTURALE
Stabiliti
i requisiti prestazionali richiesti, sono necessari i criteri in base ai
quali poter stabilire se il grado di sicurezza richiesto è effettivamente
conseguito dalla struttura o dall'elemento strutturale in esame. Attualmente
la verifica della sicurezza viene affidata solo all'analisi dei singoli
elementi strutturali considerati isolati: si ammette implicitamente che la
sicurezza all'interno del sistema strutturale sia garantita dalla sicurezza
dei singoli componenti. Per conseguire tale scopo la normativa consente
l'utilizzo di tre diverse metodologie di progetto: sperimentale, tabellare,
analitica. Metodologia
di progetto sperimentale
Attualmente
ammessa sia dalla normativa nazionale, che da quella europea, la metodologia
sperimentale si basa sulle seguenti ipotesi: -
la resistenza al fuoco del sistema strutturale è garantita qualora sia
verificata la resistenza al fuoco di tutti gli elementi strutturali presi
individualmente; -
la resistenza al fuoco dei singoli elementi strutturali è verificata
attraverso prove standard in camera d'incendio. Sia
le dimensioni geometriche che lo stato di tensione applicato devono essere
confrontabili con quelli relativi all'impiego finale nell'edificio. A tale
fine sono prescritte le dimensioni minime degli elementi di prova ed i carichi
applicati durante la prova stessa: in particolare sono prescritti i carichi
che generano il raggiungimento dello stato di tensione ammissibile nel punto
più sollecitato. La metodologia di progetto sperimentale è completata da un
insieme di regole prescrittive, elaborate su base empirica dalla valutazione
dei risultati delle prove. I
vantaggi di questa procedura sono: -
avere a disposizione una metodologia di progettazione utilizzata con successo
per molti anni; -
avere a disposizione una vasta letteratura internazionale per
l'interpretazione dei risultati. Gli
svantaggi sono costituiti da: -
costi alti delle prove sperimentali; -
limiti nelle dimensioni geometriche massime dell'elemento di prova, dattati
dalle dimensioni dei forni; -
possibilità di riprodurre leggi di riscaldamento temperatura-tempo monotone
crescenti; -
difficoltà nella riproduzione delle effettive condizioni di vincolo
dell'elemento strutturale in esame. Metodologia
di progetto tabellare
La
metodologia di progetto "tabellare" è ammessa dalle normative
internazionali quando la resistenza al fuoco richiesta, le caratteristiche
geometriche della sezione resistente, gli spessori minimi del copriferro ed i
quantitativi minimi di armatura degli elementi strutturali in esame rientrano
in determinati limiti. Se l'elemento strutturale in esame soddisfa i
requisiti sopracitati, allora non sono necessarie ulteriori verifiche della
resistenza al fuoco. Il metodo è recepito dalla normativa UNI 9502 e da
quella europea tramite l'Eurocodice 2, Parte 1-2. Metodologia
di progetto analitica
La
relazione fondamentale della verifica analitica della sicurezza per le
strutture soggette ad incendio è l'espressione:
(capacità
di prestazione di calcolo della sezione ³ richiesta della prestazione), dove, in
generale, i due membri possono essere esplicitati in funzione di: -
resistenza temporale al fuoco:
- effetto delle azioni:
- temperatura:
con: tfi,d
= valore di progetto della resistenza al fuoco; tfi,requ
= valore richiesto della resistenza al fuoco; Rfi,d,t
= valore di progetto della resistenza in caso di incendio; Efi,req,t
= valore di progetto dell'effetto delle azioni nella situazione d'incendio; Qcr,d = valore di progetto della temperatura critica; Qd
= valore di progetto della temperatura del materiale Vantaggi e svantaggi
del metodo analitico
I
vantaggi della metodologia di progetto analitica sono dati da: -
costi contenuti; -
possibilità di analisi di interi sistemi strutturali; -
possibilità di applicazione di leggi di riscaldamento temperatura-tempo
diverse dalla monotonia; -
nessun limite alle dimensioni geometriche degli elementi. Gli
svantaggi sono invece costituiti dall'attuale incapacità di una corretta
modellazione matematica dei seguenti fenomeni: -
perdita di tenuta al fumo, ai gas caldi ed alle fiamme; -
danneggiamento localizzato del calcestruzzo ("spalling"); -
meccanismi di rottura innescati dalle sollecitazioni taglianti e torcenti; -
collasso per insufficiente capacità rotazionale (duttilità); -
instabilità localizzata delle armature compresse; -
perdita dell'aderenza; -
danneggiamento dei dispositivi di ancoraggio. Va,
però, evidenziato che attualmente potenti codici di calcolo permettono la
modellazione strutturale ad elementi finiti con complesse condizioni al
contorno, tenendo in considerazione sofisticate leggi di riscaldamento e
trasferimento di calore agli elementi strutturali. Ciò consente di eseguire
complesse analisi termiche temporali, considerando l'aumento progressivo del
danno strutturale per effetto del calore. Tuttavia, tali procedure, oltre a
richiedere un alto livello di competenze nell'utilizzo dei codici stessi,
risultano poco agevoli in termini di praticità e tempo di esecuzione. Nonostante questi limiti, i vantaggi della metodologia analitica, rispetto a quella sperimentale, risultano evidenti in termini di rapporto costi/benefici. |
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