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AFFIDABILITÁ DEI CODICI DI
CALCOLO ·
CONTROLLI SUI MODELLI AD
ELEMENTI FINITI ·
Convergenza
e Patch Test ·
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MODELLAZIONE STRUTTURALE
L'avvento nell'Ingegneria dell'ANALISI COMPUTAZIONALE DELLE STRUTTURE per elementi finiti (calcolo matriciale), tramite computer, ha notevolmente influenzato la progettazione strutturale, non solo in termini di velocità di calcolo, ma anche di approccio procedurale. Il punto centrale di questa fase importante della progettazione è costituito dalla MODELLAZIONE STRUTTURALE, intendendo, con tale terminologia, il processo mediante il quale una struttura e le azioni su essa agenti sono ridotte ad uno schema più o meno semplificato. Il ricorso ad uno schema di calcolo semplificato si rende necessario poiché le strutture sono in generale sistemi fisici notevolmente complessi, i cui comportamenti sono influenzati da un grande numero di variabili. Qui
con il termine di struttura si fa riferimento ad una costruzione artificiale
del tutto generale (telaio, aeromobile, tunnel, componente meccanico ecc.),
sollecitata da carichi generici (statici, ciclici, termici, moto ondoso,
impatto ecc.). Scopo della modellazione è quello di simulare in modo
realistico il comportamento della struttura definito in termini di parametri
di sollecitazione (sforzo normale, taglio, momento flettente), di
deformazione (spostamenti, rotazioni) e di tensione (normale, tangenziale).
Va, tuttavia, precisato che la modellazione non deve necessariamente aderire
il più possibile alla realtà fisica da simulare, in quanto un maggiore
dettaglio nella sua definizione potrebbe non dare un altrettanto
significativo contributo nella precisione dei risultati che ci si attende. Il
processo di modellazione dev'essere invece una procedura di sintesi che
consiste nell'individuare quali variabili influiscono in modo rilevante sul
comportamento della struttura, da quelle che lo sono meno. Ciò è essenziale
per poter cogliere gli aspetti più importanti del sistema fisico da
analizzare, trascurando, invece, quelli che non danno contributi
significativi a questo scopo. MODELLO AGLI ELEMENTI FINITI
Modello di calcolo
Tale
procedura coinvolge la struttura vera e propria, i carichi agenti su di essa
ed eventuali sub-sistemi di interazione (ad esempio il terreno per strutture
di fondazione o il flusso d'aria per un aeromobile). Essa
si sviluppa attraverso tre livelli di affinamento: -
valutazione delle azioni rilevanti e dello schema generale della struttura
con i relativi vincoli; -
creazione del modello numerico (discretizzazione in elementi finiti); -
definizione dei legami sforzi-deformazioni dei materiali impiegati. L'insieme
di queste approssimazioni e ipotesi, che vengono assunte alla base del
processo di modellazione, costituiscono nel complesso il MODELLO DI CALCOLO
della struttura. Operate queste scelte, la disponibilità del modello di
calcolo consente di analizzare la struttura come un'unica entità, anche in presenza
di complesse geometrie strutturali 3D e condizioni di carichi, sia statici
(pesi propri ecc.), che dinamici (vento, sisma, flussi d'aria o acqua ecc.).
Il modello di calcolo viene eseguito utilizzando un codice di calcolo agli
elementi finiti (modello FEM).
Metodo degli Elementi
Finiti
Il
Metodo degli Elementi Finiti è per sua natura un metodo di soluzione
approssimato: le fonti principali di approssimazione derivano: -
dalle tecniche utilizzate per ridurre a forma algebrica il problema
differenziale assegnato; -
dall'elaborazione automatica, mediante un'algebra a precisione finita delle
equazioni risolventi. Un
corretto impiego del metodo implica pertanto in primo luogo la conoscenza
delle ipotesi e delle formulazioni che ne sono alla base, delle sue proprietà
di convergenza, dei criteri e degli accorgimenti per passare da un prototipo
assegnato ad un suo modello matematico effettivamente rappresentativo.
Secondariamente occorre conoscere le caratteristiche dei problemi algebrici
di cui si cerca la soluzione, individuando quali impostazioni, tra altre,
portano a risultati con accuratezza maggiore, quali sono i fattori che
possono generare decrementi di accuratezza, quali i criteri per misurarne il
livello. I risultati ottenuti con l'automatismo di un codice, vanno infine
verificati, interpretati, a volte ulteriormente affinati e presentati in
forma efficace e sufficientemente documentata da consentire elaborazioni
parallele di riscontro. I
criteri che consentono di esprimere un giudizio sulla correttezza dei
risultati dell'analisi, ottenuti in seguito all'elaborazione mediante
l'impiego dei programmi di calcolo, consistono essenzialmente: -
nella stima dell'affidabilità dei codici di calcolo; -
nei controlli sui modelli ad elementi finiti. AFFIDABILITÁ DEI CODICI DI CALCOLO
La
possibilità di errori nei risultati per malfunzionamento del computer non è
affatto remota, poiché il sistema operativo, generalmente, avverte e segnala
l'avaria dell'elaboratore, e interrompe l'esecuzione del processo in atto.
D'altra parte i programmi di base (sistema operativo e compilatore) sono di
fatto sottoposti ad un collaudo continuo ed esteso, poiché hanno diffusione
ed impiego vasti quanto quelli della macchina, e sono solitamente seguiti da
uno specifico servizio all'interno dell'ambiente di produzione, che ne cura
lo sviluppo, il controllo e l'aggiornamento. Quindi gli errori ad essi
attribuibili hanno frequenza ragionevolmente bassa. Pertanto l'insuccesso di
una elaborazione resta imputabile quasi solamente ai procedimenti nei codici
di calcolo impiegati oltre che, ovviamente, alla responsabilità
dell'operatore. Nella
pratica, l'affidabilità di un codice è qualità non meno importante
dell'innovatività delle procedure in esso contenute. Contribuiscono alla formazione
di un giudizio sull'affidabilità vari elementi, per molti versi simili a
quelli che vengono considerati nella certificazione di qualità di un prodotto
industriale. Elementi primari sono i risultati delle operazioni di verifica e
controllo svolte all'interno dell'ambiente di produzione o di quello di
utilizzazione, volte ad accertare la rispondenza delle prestazioni del
prodotto alle caratteristiche funzionali ad esso attribuite. Tuttavia il
problema di una "certificazione" della qualità, svolta da
laboratori di prova sulla base di esami del processo produttivo o di
documenti di prova esibiti dal produttore, o di prove svolte direttamente,
non sembra ancora risolto per i codici di calcolo, a differenza di quanto
accade in altri settori di produzione in campo industriale. Pertanto
l'accertamento diretto della qualità di un codice va in pratica
necessariamente a gravare sull'utente, in quanto responsabile primo, e unico,
delle scelte conseguenti ai risultati da lui utilizzati. E' l'utente che, in
ultima analisi, deve svolgere, o far eseguire per proprio conto, tutto
quell'insieme di controlli, essenzialmente di natura diretta, che
contribuisce a dare sicurezza nei riguardi delle prestazioni di un codice. Controlli diretti
Un
modo certo per controllare la qualità di un codice è verificare la
consistenza delle procedure, nella versione eseguibile e nel previsto
ambiente di elaborazione attraverso i risultati che si ottengono. Questo
implica pregiudizialmente che ogni attività di verifica o di qualificazione
di un codice ad uso professionale possiede significato pratico solo se la
diffusione è controllata e avviene nella versione eseguibile, protetta contro
manomissioni. Il giudizio che ne segue ha rilevanza solo per una determinata
versione compilata del codice. Il
controllo diretto ha lo scopo essenziale di accertare, mediante verifica dei
risultati, che tutte le funzioni previste vengano svolte completamente e
correttamente. Le specifiche funzionali, ossia l'esposizione delle funzioni
che il codice è in grado di eseguire, sono il punto di partenza per la
progettazione dei controlli da effettuare. Le specifiche devono essere
formulate con chiarezza, cosa che contribuisce a caratterizzare la serietà
dell'ambiente di produzione. Assieme ad esse è necessario esaminare la teoria
su cui le procedure sono impostate e controllarne la correttezza
dell'applicazione, e verificare l'esattezza della soluzione dei problemi
svolti ed esposti a corredo del codice. Questa parte preliminare guida la
preparazione e lo svolgimento di tutto l'insieme degli autonomi processi di
prova che sperimentano le operazioni dichiarate come eseguibili, a partire
dalla lettura dei dati. Questi processi hanno varia natura ed estensione. Un
processo può essere rivolto ad esaminare le prestazioni del codice su aspetti
particolari ("benchmark"), determinando e verificando
quantitativamente e qualitativamente specifiche grandezze di natura locale o
globale (componenti di spostamento e di sollecitazione, temperatura,
frequenze e modi propri di vibrazione, ecc.) note per altra via (analitica,
numerica o anche sperimentale), oppure può essere mirato a verificare la
robustezza del codice, ossia le sue prestazioni in riferimento a particolari
aspetti critici, come tempi di calcolo, o come l'efficienza autodiagnostica
contenuta o l'accuratezza nell'esecuzione dei calcoli, ecc forzando
l'attivazione di specifici segnali di errore o di avvertimento in corso di
esecuzione. Diversamente un processo può essere studiato per verificare
intere procedure complesse ("reference validation analysis"), come
la risoluzione di problemi non lineari per confronto dei risultati con
soluzioni intermedie e finali di validità indipendentemente riconosciuta. Affidabilità dei risultati
L'affidabilità
dei risultati dell'analisi eseguita con un codice è il problema più ampio e
complesso, poiché intervengono in modo essenziale anche le scelte di
impostazione compiute dall'operatore. In attinenza a questo più generale
aspetto, la tendenza attuale in tema di affidabilità, e di problemi ad essa
collegati, è favorire il raggiungimento e il mantenimento di un adeguato
livello qualitativo sia dei codici di calcolo, sia dell'impiego che di essi
viene fatto, attraverso un insieme diversificato di azioni a sostegno e guida
della produzione e delle applicazioni. Istituzioni professionali o Enti
privati di molti Paesi, con partecipazione anche governativa, operano
attivamente in questo senso nel settore dei codici di analisi strutturale con
metodi ad elementi finiti. In Europa, un esempio rilevante è il servizio
svolto dalla NAFEMS (The International Association for the Engineering
Analysis Community). Una parte delle iniziative di questo Ente è di
contribuire alla preparazione degli utenti, professionisti o addetti in
genere, e metterli in grado di eseguire in modo accorto e qualitativamente
corretto operazioni sia di analisi di problemi di ingegneria strutturale, sia
di controllo di qualità dei codici di calcolo, elaborando e rendendo
disponibili compendi di raccomandazioni e proposte di strategie di verifica e
di autoistruzione. Iniziativa
più recente, ma non secondaria, è contribuire alla definizione di criteri di
valutazione dell'attività delle organizzazioni produttrici dei codici di
analisi strutturale, proponendo e tenendo aggiornate istruzioni e
raccomandazioni sulla produzione, la diffusione e il controllo dei codici,
allo scopo di giungere ad assicurare, per quanto possibile, la qualità del
prodotto e dei risultati con esso conseguibili, e quindi accreditarne
l'affidabilità. CONTROLLI SUI MODELLI
AD ELEMENTI FINITI
La
procedura più immediata per verificare le prestazioni di un elemento finito
in un codice da parte dell'utente è di scegliere uno o più problemi, dei
quali è nota la soluzione analitica, e risolverli impiegando il modello con
più discretizzazioni a raffittimento crescente, verificando quindi che i
risultati ottenuti in più punti significativi della struttura approssimino
quelli di riferimento. Questo tipo di verifica, però, non è adatto a
controllare la correttezza del modello, infatti: - la particolarità e
la semplicità del caso di riferimento può ragionevolmente suggerire
discretizzazioni regolari, che mettono in luce le buone qualità del modello,
ad esempio superconvergenza, lasciando in ombra quelle non buone, come il
deterioramento della convergenza o della accuratezza nel caso di geometria
distorta dell'elemento, o l'anomala deficienza di rango della matrice di
rigidezza elastica per particolari situazioni di geometria o di vincolo, ecc; - la
complessità del caso in esame può occultare effettive carenze del modello; - non
è chiaro quando l'esito debba essere giudicato soddisfacente; - se
l'esito non appare positivo può non essere possibile individuare il motivo. Un
controllo di questo tipo può essere quindi utile al più per giungere ad una
stima dell'accuratezza. Fermo restando che lo scopo di una prova su un
modello di elemento finito è verificarne la correttezza e lo sviluppo
all'interno di un codice, la prova deve: - avere carattere generale; - essere facile da eseguire; - essere facile da interpretare; - essere in grado di individuare con
chiarezza le cause di un comportamento anomalo, rivelarlo e riprodurlo. A
queste condizioni soddisfa il PATCH TEST sugli elementi finiti. Convergenza e Patch Test
Gli
elementi finiti sono modelli polinomiali algebrici impiegati per la
rappresentazione "a tratti" delle funzioni incognite (spostamenti,
sollecitazioni, ecc…) nella risoluzione approssimata di problemi retti da
(sistemi di) equazioni differenziali. A questo scopo il dominio di
definizione della funzione, ossia il dominio occupato dalla struttura, è
suddiviso in sottodomini, o elementi finiti, e i coefficienti della
rappresentazione vengono determinati
con specifici procedimenti variazionali. Le
prestazioni di un modello di un elemento finito dipendono dal grado (dal
numero dei coefficienti incogniti, o gradi di libertà) del polinomio e dal
soddisfacimento di specifiche condizioni che assicurano la convergenza alla
soluzione del problema della successione delle soluzioni approssimanti,
ottenute aumentando il numero e abbassando (uniformemente) la dimensione
degli elementi nella rappresentazione. La nozione di convergenza di un
modello è stabilita in maniera appropriata al contesto matematico in cui
viene posto il problema da risolvere (si noti che le soluzioni approssimanti
sono funzioni definite sulla regione di spazio occupata dalla struttura, e
quindi occorre assumere una definizione di convergenza per successioni di
funzioni). In pratica, ha importanza che i valori assunti dalle grandezze
incognite (le funzioni approssimanti e all'occorrenza le loro derivate)
tendano al valore assunto dalla soluzione del problema, in maniera da
assicurare una stima soddisfacente al crescere del numero degli elementi. Nel
caso di problemi lineari elastici e di elementi finiti negli spostamenti, le
condizioni sufficienti a questo scopo sono: 1) la continuità degli spostamenti (e delle
rotazioni nelle travi e nelle lastre piane e curve), in ogni elemento e 2) al confine tra un elemento e quelli
adiacenti (interelemento), 3) la possibilità di rappresentare un
qualunque stato costante di deformazione, 4) la presenza di stato di deformazione
nullo in concomitanza di un qualunque insieme di spostamenti di moto rigido, 5) l'assenza di cinematismi, ossia di
modi deformativi a energia nulla. Per
il corretto comportamento del modello è inoltre necessario che: 6) la
matrice di rigidezza dell'elemento sia indipendente da permutazioni d'assi
del sistema di riferimento locale nel quale essa è costruita, a meno che la
dipendenza (anisotropia spaziale) non sia conseguente a precise scelte in
vista della risoluzione di particolari problemi strutturali. I
requisiti 1) e 2) caratterizzano gli elementi finiti negli spostamenti di
tipo congruente, o compatibile. D'altra parte, la condizione 2) può non
essere rispettata, dando luogo a modelli non compatibili per impostazione o per
sviluppo, che pure danno risultati soddisfacenti. Questo suggerisce di
sostituire alle condizioni 2) e 3) la condizione che: 3 bis) un insieme qualunque di elementi, indipendentemente dalla forma
e dall'estensione, possa rappresentare uno stato di deformazione costante, la
quale estende la condizione 3) dal singolo elemento (per il quale è sempre
soddisfatta) a un insieme di elementi. Essa è senz'altro rispettata da un
modello compatibile, per la continuità degli spostamenti all'interelemento. Alla luce di questo, il controllo su un modello di elemento finito è svolto con una serie di prove, detta Patch Test, su un insieme di pochi elementi. Almeno un nodo deve essere interno, ossia tutto circondato da elementi. Le dimensioni dell'insieme devono essere infinitesime in linea di principio. Tuttavia, se il problema è retto da equazioni differenziali a coefficienti costanti, e se essendo la rappresentazione dell'elemento in coordinate curvilinee questa ha Jacobiano costante, le dimensioni sono inessenziali. Come
operazione preliminare viene costruita l'espressione del più generale campo
di spostamenti, cui corrisponde lo stato di deformazione costante nel tipo
strutturale cui il modello si riferisce. Per ogni componente dello
spostamento questa espressione è un polinomio algebrico nelle coordinate del
punto, completo e di grado uguale all'ordine dell'operatore differenziale
presente nelle equazioni di congruenza indefinite. Ad esempio, nel caso di
una lastra piana in stato piano di tensione, riferita al sistema cartesiano
ortogonale (O, x, y) nel piano medio, le dilatazioni ex,
ey
e lo scorrimento gxy sono legati alle
componenti u(x,y), v(x,y) dello spostamento dalle relazioni:
nel piano medio, e quindi
vengono assunte per u e v le espressioni:
con
a1,…,
a6
coefficienti incogniti. Si fissa quindi una determinazione del campo di spostamenti
dando valori numerici ai coefficienti della espressione formale
corrispondente (nell'esempio u e v). Si definisce un insieme di elementi e si
inseriscono le coordinate dei nodi nella determinazione del campo di
spostamenti adottata, ricavando quindi il valore dello spostamento in questi
ultimi. · TEST A Questi
valori e i dati geometrici del materiale per l'insieme degli spostamenti
degli elementi vengono assunti come dati di ingresso per un giro del
programma. Il Test è superato se in uscita il valore della deformazione è
costante su tutto l'insieme ed è uguale a quello dato dall'espressione dello
spostamento, e se il suo nodo interno risulta scarico. · TEST B Si
esegue un giro del programma assumendo come dati di ingresso gli spostamenti
nei nodi esterni, calcolati in partenza, e le caratteristiche degli elementi.
Il Test è superato se in uscita il valore della deformazione è costante su
tutto l'insieme ed è uguale a quello dato dallo spostamento, come per il Test
A, e se il valore dello spostamento nei nodi interni è uguale a quello
calcolato in partenza. · TEST C L'insieme
di elementi viene vincolato quanto basta a impedire moti rigidi e nei nodi
vengono applicate le forze ricavate in uno dei tests precedenti. Si esegue
quindi un giro di programma con i dati di questa situazione. La prova è
superata se gli spostamenti nei nodi liberi sono uguali a quelli
preliminarmente ottenuti. La stessa prova viene condotta su un solo elemento,
eseguendo almeno la fattorizzazione triangolare della matrice dei
coefficienti del sistema risolvente, e si controlla che non si manifestino in
essa deficienze di rango. Il Test A e il Test B si equivalgono per verificare se le condizioni 3 bis) e 4) sono rispettate. Tuttavia il Test A non richiede la costruzione della matrice di rigidezza dell'insieme e la determinazione di componenti di spostamento incognite, come invece accade nel Test B. Quest'ultimo, pertanto, dà più ampia informazione. Il
Test C permette di controllare il comportamento del modello in presenza di
forze applicate sul contorno, e di verificare l'esistenza di improprie
singolarità nella matrice di rigidezza assemblata, dovute a errori di
codifica o ad anomalie nel modello. A questo proposito è maggiormente
selettivo il Test C su un solo elemento, che rivela la eventuale presenza di
modi deformativi a energia nulla col permanere di singolarità nella matrice
di rigidezza dopo l'impostazione delle condizioni di vincolo, modi che
l'assemblaggio a più elementi può bloccare. Il Test C su un solo elemento è meglio
adatto per verificare se la condizione 5) è rispettata. Inoltre il Test C può
rivelare la tendenza del modello a fenomeni di "locking". Importanza del
Patch-Test
Il
Patch Test deve essere superato indipendentemente dalla forma degli elementi.
Pertanto le prove vanno ripetute per un insieme di geometrie ampio quanto
basta ad escludere autocorrezioni per presenza di simmetrie sul singolo
elemento, o di insieme. Nelle applicazioni a casi di materiale anisotropo è
opportuno che i tests vengano condotti introducendo gli effettivi moduli
elastici. Infatti alcuni modelli superano il Patch Test solo se il modulo di
Poisson è nullo. Nella
forma esposta, il Patch Test è impiegato per verificare semplicemente la
convergenza del modello. Infatti, se l'esito è favorevole, le approssimazioni
del campo di spostamenti ottenuti con discretizzazioni a raffittimento
uniforme crescente si discostano dalla soluzione del problema per un errore
tendente a zero almeno con il quadrato della dimensione caratteristica dell'elemento.
E' tuttavia anche possibile stimare l'effettivo ordine di convergenza
asintotica assumendo campi di spostamento polinomiali algebrici completi di
grado superiore a quello corrispondente allo stato di deformazione costante.
Ciò equivale a considerare campi corrispondenti alla presenza di forze
distribuite sull'elemento. Il massimo grado per il quale la prova è superata
dà l'indicazione dell'ordine della convergenza. In queste prove il controllo delle deformazioni può essere ovviamente sostituito da quello sulle tensioni, più solitamente date in uscita. |
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