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Analisi FEM-BEM nella Meccanica delle Strutture ·
· ANALISI NON LINEARE
DI STRUTTURE IN CA E CAP ·
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INTRODUZIONE ·
TIPI DI NON LINEARITÁ ·
PROCEDURA PER L'ANALISI
NON LINEARE ·
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INTRODUZIONE
Il comportamento non lineare delle strutture, che si esprime analiticamente nella non linearità delle equazioni di equilibrio e quindi nella non proporzionalità fra azioni e stato di sollecitazione, è dovuto, oltre agli effetti del secondo ordine che si manifestano in modo evidente nelle strutture snelle, a una serie di fenomeni dovuti ai materiali, che possono essere così riassunti: Fenomeni
in campo elastico
-
fessurazione (dovute alla notevole differenza fra resistenza a compressione e
resistenza a trazione del calcestruzzo); -
effetti della non linearità della legge costitutiva in campo elastico. Fenomeni
in campo elasto-plastico
-
comportamento elasto-plastico dei materiali (acciaio); Fenomeni
in campo viscoso
-
deformazioni del materiale nel tempo sotto l'azione di carichi di lunga
durata (calcestruzzo). Come
conseguenza di tali fenomeni, avviene nella struttura considerata una
ridistribuzione di sollecitazioni che spesso è tale da alterare completamente
i risultati dell'analisi lineare elastica, che viene convenzionalmente
assunta come base per i calcoli di progetto e di verifica. Di qui la
necessità di disporre di strumenti di calcolo che consentano di simulare il
comportamento non lineare e, nello stesso tempo, se possibile, siano
sufficientemente pratici ed economici da poter essere utilizzati quali
strumenti operativi. TIPI DI NON LINEARITÁ
Non linearità per
materiale
Il
comportamento non lineare del materiale può essere rappresentato
essenzialmente in due modi: -
a livello di legge costitutiva, cioè mediante il legame sforzi-deformazioni
ricavato sperimentalmente dal materiale base; -
a livello di diagrammi momenti-curvature. In
questo caso il legami sforzi-deformazioni è espresso a livello "macroscopico"
dal legame sollecitazione (momento) - spostamento (curvatura), con
riferimento ad una determinata sezione della struttura considerata. Inoltre
devono essere implicitamente adottate determinate ipotesi sul comportamento
dell'elemento strutturale cui il diagramma si riferisce. Nella definizione
della rigidezza degli elementi finiti può essere fatto riferimento sia
all'uno che all'altro criterio. Non linearità per
geometria
Le strutture snelle e
soggette ad azioni di compressione possono essere sensibili ad effetti non
lineari di tipo geometrico, e quindi a pericolo di collasso per instabilità. Casi in cui è
opportuno far ricorso all'analisi non lineare
Si
elencano di seguito alcuni casi in cui gli effetti non lineari sono
particolarmente rilevanti e quindi in cui è consigliabile, e talvolta
necessario, far ricorso all'analisi non lineare: -
valutazione della capacità portante di strutture esistenti danneggiate; -
analisi di strutture snelle; -
autotensioni dovute a variazioni termiche e a distorsioni impresse; -
analisi sismica; -
casi in cui si hanno forti ridistribuzioni di momento in fase fessurata
(travi continue in CA, travi in curva, muri accoppiati di controventamento); -
strutture molto deformabili in esercizio. PROCEDURA PER
L'ANALISI NON LINEARE
La
simulazione numerica del comportamento non lineare delle strutture può essere
affrontato a diversi livelli di complessità: -
tipo di elemento finito -
leggi costitutive dei materiali -
tipo di analisi -
procedimenti numerici di calcolo -
storia del carico -
livello di analisi Tipo di elemento
finito
Il
tipo di elemento finito adottato definisce la complessità del modello
matematico. L'analisi di strutture monodimensionali in regime non lineare può
essere effettuata a diversi livelli di esattezza, così classificabili: livello
macroscopico la
rigidezza dell'elemento viene determinata sulla base di una legge
momenti-curvature costruita con opportuni criteri. livello
microscopico semplificato Immaginando,
ad esempio, di suddividere una trave in strati longitudinali, ad ogni strato
corrisponde un modulo elastico dedotto dalla legge costitutiva del materiale
in corrispondenza della deformazione longitudinale subita dallo strato
stesso. livello
microscopico si utilizzano elementi bi o tridimensionali che simulano
a livello locale il comportamento strutturale. Leggi costitutive dei
materiali
La distinzione riguarda
essenzialmente l'uso di leggi olonome (identiche in fase di carico e di
scarico) e anolonome (aventi andamenti diversi nei vari cicli di carico e
scarico). Tipo di analisi
Il
calcolo non lineare può essere effettuato sia in fase statica che dinamica.
In quest'ultimo caso è necessario ricorrere all'integrazione numerica per via
diretta dell'equazione dell'equilibrio dinamico. Procedimenti numerici
di calcolo
Il fatto che la rigidezza strutturale sia funzione dello stato deformativo fa sì che il sistema di equazioni di equilibrio che regge il problema sia non lineare. Nasce quindi il problema della risoluzione numerica di detto sistema. I vari metodi possono essere classificati in tre categorie: · Metodi iterativi o "secanti" In questi metodi si opera a carico costante. Il modo più facile di procedere iterativamente è per successive sostituzioni (Figura 1), utilizzando l'equazione ricorrente:
essendo
F il vettore dei carichi, [K] la matrice di rigidezza globale della
struttura, U il vettore degli spostamenti.
Figura 1 La (1) rappresenta l'equilibrio strutturale globale approssimato all'n-esimo ciclo di iterazione. In tale equilibrio si utilizza la rigidezza calcolata nel ciclo precedente n-1. Per accelerare la convergenza può essere usato il classico metodo di Newton-Raphson. In tale metodo si calcola ad ogni ciclo il carico di equilibrio presente in tale ciclo. La parte di carico eccedente viene applicata alla struttura nel ciclo successivo, calcolando l'incremento di spostamento associato a tale carico ipotizzando per la struttura la rigidezza (tangente) funzione dello stato deformativo precedentemente calcolato. La procedura viene ripetuta finché il carico non equilibrato si riduce ad un valore trascurabile. · Metodi incrementali o "tangenti" Nel metodo incrementale si procede applicando per passi il carico secondo una legge prefissata, aggiornando ad ogni passo, in funzione dello stato deformativo raggiunto nel passo precedente, la matrice di rigidezza tangente. Ad ogni incremento di carico viene risolta la seguente equazione di equilibrio:
Lo stato deformativo finale
si ottiene sommando gli incrementi relativi ai vari passi (Figura 2).
Figura 2 · Metodi incrementali-iterativi L'errore di linearizzazione,
implicito nella linearizzazione effettuata ad ogni passo, può essere ridotto
aumentando il numero degli incrementi ed anche utilizzando un procedimento
iterativo all'interno di ciascun passo. E' questo il procedimento più usato
nei codici di calcolo non lineare, in quanto associa ad una ragionevole
esattezza la flessibilità d'uso in termini di storia di carico propria del
metodo incrementale. Storia del carico
La soluzione di un sistema
non lineare di equilibrio può, a differenza del caso di analisi lineare, non
essere unica in quanto può dipendere dalla "storia" di carico
applicata alla struttura. Per individuare la soluzione più aderente alla
realtà fisica è necessario adottare procedure risolutive di tipo incrementale
che siano in grado di seguire, nel limite del possibile, detta storia di
carico. Livello di analisi
Il livello di analisi fa
riferimento ai tipi di non linearità dovuti al materiale effettivamente
considerati nell'analisi, e viene meglio descritta con riferimento al
diagramma momento-curvatura (o rotazione) di una generica sezione inflessa o
presso-inflessa (Figura 3).
Figura 3 La
semplificazione più drastica che può essere fatta è quella di ipotizzare per
il materiale un comportamento rigido-plastico. In tal caso il diagramma
momento-curvatura si riduce ad una bilatera con un tratto verticale (tratto
rigido). Su tale ipotesi è basato il calcolo plastico. Una
semplificazione di portata più limitata può essere introdotta adottando come
stato limite ultimo convenzionale quello corrispondente alla formazione della
prima cerniera plastica in una sezione critica. In tal caso si effettua un'analisi
non lineare "elastica", in quanto il solo fenomeno non lineare che
viene simulato è (oltre eventualmente agli effetti del secondo ordine)
l'eventuale fessurazione del materiale. Il diagramma momenti-curvature si
riduce a una bilatera (tratto elastico non fessurato, tratto elastico
fessurato). Un'analisi
più completa, infine, porta a considerare anche il terzo lato del diagramma
momento-curvatura, corrispondente al comportamento in fase plastica del
materiale: è così possibile valutare le capacità di resistenza della
struttura in fase elasto-plastica fino al collasso effettivo della stessa. E' importante far notare, per concludere, che solo mediante un'analisi non lineare è possibile effettuare verifiche attendibili di una vasta gamma di strutture. A poco giova far ricorso a mesh con elementi particolarmente sofisticati se poi il comportamento reale del materiale viene schematizzato in modo grossolano dalla legge di Hooke |
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