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INTRODUZIONE ·
SCHEMI STATICI
DELL’IMPALCATO ·
EFFETTI DEL SECONDO ORDINE ·
EVOLUZIONE DEGLI SCHEMI
STATICI ·
METODI DI VERIFICA ·
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INTRODUZIONE
Nell'iter progettuale di ponti e viadotti, la necessità di contenimento del peso proprio, di riduzione di costi relativi al trasporto dei materiali ed all'acquisizione delle attrezzature costruttive, nonché esigenze di impatto ambientale, orientano i progettisti verso soluzioni strutturali avanzate, con sfruttamento limite dei materiali e delle forme. Inoltre, l'esigenza di svincolare la costruzione degli impalcati dall'impiego di onerosi sostegni a terra ha portato al diffondersi della prefabbricazione e, per le grandi luci, alla messa a punto di varie tecniche, tutte finalizzate ad evitare le centine. La stessa esigenza ha stimolato importanti innovazioni anche nella costruzione delle pile: le casseformi scorrevoli e quelle a ripresa autoportanti. Le moderne tecniche di costruzione di ponti e viadotti
consentono attualmente la realizzazione di opere molto snelle per
l'attraversamento di valli e fiumi, con luci di campate elevate e pile molto
alte. Queste ultime possono facilmente raggiungere altezze di 60¸120
m, per arrivare fino anche a SCHEMI
STATICI DELL’IMPALCATO
Per queste strutture si presenta allora il problema
impegnativo di valutare lo stato tensionale e deformativo delle pile alte,
sia per il corretto esercizio delle stesse, sia per una valutazione
affidabile delle loro capacità resistenti ultime. Nello stato limite ultimo,
in particolare, è necessario considerare tutti gli schemi resistenti che
possono essere mobilitati quando gli spostamenti della pila superano
ampiamente quelli massimi di esercizio. A tale scopo è di fondamentale
importanza lo schema statico dell'impalcato sulle pile. L'impalcato dei
viadotti può assumere due tipologie classiche di schemi statici: -
impalcato con travi in semplice
appoggio -
impalcato a travata continua Impalcato
con travi in semplice appoggio
Questo
schema è rappresentato da una successione di travi appoggiate, vincolate longitudinalmente
con cerniere alternate a carrelli. Trasversalmente è sempre presente un
appoggio fisso, che però non vincola i moti relativi di una pila rispetto
all'altra. Le problematiche connesse a questo tipo di schema statico mostrano
che: -
per ogni pila la condizione di vincolo in direzione longitudinale è simile
alla condizione di vincolo trasversale; -
i carichi permanenti agiscono ad eccentricità non nulla; -
il carico del traffico su una sola campata aumenta l'eccentricità: -
in generale la pila risulta soggetta a stati di sollecitazioni biassiali. Impalcato
a travata continua
Questo
schema è rappresentato da una travata unica con appoggi fissi su una spalla e
vincoli mobili longitudinalmente sulla testa delle pile. In questo schema,
nella direzione ortogonale a quella di marcia gli spostamenti della pila sono
limitati dal ritegno elastico afferto dall'impalcato. Tale ritegno agisce sia
come vincolo elastico estensionale a causa della rigidezza flessionale
afferta dall'impalcato in tale direzione, sia come vincolo elastico
rotazionale a causa della rigidezza torsionale dell'impalcato, sempre che non
si abbiano appoggi singoli che rimandano gli effetti torcenti alle testate.
Sebbene questi effetti irrigidenti offerti ad una pila dipendano non solo
dalle caratteristiche geometriche e meccaniche dell'impalcato, ma anche da
quelle delle altre pile, nondimeno normalmente gli effetti del secondo ordine
sono in questo caso meno marcati che nel caso di travi su due appoggi. Per
gli impalcati continui si osserva che: -
per ogni pila la condizione di vincolo in direzione longitudinale è diversa
dalla condizione di vincolo trasversale sulla pila. In particolare,
l'impalcato continuo esercita sempre un'azione di ritegno trasversale sulla
pila; -
sia i carichi permanenti, sia il carico del traffico, qualsiasi esso sia, non
alterano l'eccentricità nella direzione longitudinale dell'impalcato, che è
funzione della posizione istantanea dell'appoggio mobile; -
negli schemi mono-appoggio sulle pile centrali, e torsione rimandata alle
testate, è presente la sola eccentricità nella direzione di marcia. EFFETTI
DEL SECONDO ORDINE
Normalmente,
l'analisi delle strutture a sviluppo verticale viene condotta facendo riferimento
alla loro configurazione indeformata, con il carico agente lungo l'asse
verticale indeformato della struttura. Tuttavia, nel caso delle pile, lo
sbandamento prodotto dalle azioni applicate dà luogo ad un'eccentricità del
carico assiale, che induce un incremento del momento flettente presente
sull'elemento strutturale. Questo momento flettente addizionale è detto momento
del II ordine e, nel caso di colonne sufficientemente snelle, ha
un'influenza non trascurabile sia sulla deformabilità in esercizio, sia sulla
capacità resistente ultima della struttura. Per tenere conto di questo
fenomeno (effetti del II ordine) si deve allora calcolare lo stato di
sollecitazione, nota che sia la configurazione deformata, che a sua volta
dipende dallo stato di sollecitazione della struttura. Questo tipo di
approccio implica una risposta non lineare della struttura, indipendentemente
dalle caratteristiche dei materiali costituenti la pila. Ciò è causato dal
fatto che la relazione tra i parametri di sollecitazione interni e il carico
applicato non è lineare. Va osservato che gli effetti del secondo ordine (non
linearità geometrica) sono significativi se producono frecce dell'ordine di
qualche unità percentuale rispetto all'altezza della pila. Per questo motivo
l'Eurocodice 2 propone di non considerare la non linearità geometrica solo se
produce una riduzione della capacità resistente della pila inferiore al 10%,
ma questo si verifica solo se le frecce sono significative. Finché la pila
presenta una bassa deformabilità rispetto alla sua capacità resistente, è
possibile allora trascurare gli effetti del secondo ordine. Quando tuttavia
ciò non accade le pile da ponte devono essere considerate snelle e verificate
all'instabilità. Tali verifiche sono rese complesse dal comportamento non
lineare dei materiali costituenti le pile (calcestruzzo e acciaio), per cui
nel complesso esse dovranno tenere in considerazione effetti del secondo
ordine (non linearità per geometria) e leggi costitutive non lineari (non
linearità per materiali). Insieme
agli effetti del secondo ordine, il comportamento reale di una pila da ponte
in calcestruzzo armato deve considerare anche i seguenti fattori: -
forma della sezione trasversale; -
leggi costitutive dei materiali; -
imperfezioni geometriche; -
distribuzione delle azioni interne; -
imperfezioni di natura meccanica; -
effetti della viscosità del cls nel tempo. Insieme
a questi fattori, l'analisi strutturale globale delle pile deve poi prendere
in considerazione le seguenti azioni: -
carichi assiali derivanti dallo schema statico complessivo del ponte; -
azione assiale variabile per effetto del peso proprio; -
cedimenti e rotazioni delle fondazioni; -
azioni termiche; -
azioni del vento; -
azioni sismiche; -
effetti differiti nel tempo; -
eccentricità biassiale. EVOLUZIONE
DEGLI SCHEMI STATICI
Per
com'è concepito e realizzato il sistema strutturale impalcato-pile dei
viadotti, lo schema statico delle pile può subire un processo di evoluzione. Per
questo motivo la schematizzazione di una pila alta, inserita nel sistema
strutturale di un viadotto, deve poter interpretare in modo aderente sia le
caratteristiche dei vincoli che la collegano all'impalcato, sia i cinematismi
di progetto che questi possono consentire. Va infatti considerata
l'eventualità che in direzione longitudinale possa verificarsi un'evoluzione
dello schema statico: in una prima fase può sussistere lo schema a mensola
(fase di costruzione dell'impalcato) sino a quando il cinematismo consentito
dai vincoli e dai giunti non si esaurisce. Successivamente, l'impalcato può
bloccare lo sbandamento della sommità delle pile variando ancora lo schema
statico (questo nell'ipotesi che il dispositivo di fine corsa degli appoggi
sia in grado di garantire l'azione di vincolo del sistema variato). Va
osservato che nelle pile molto alte lo stato limite di deformazione è
normalmente più oneroso che lo stato limite ultimo di resistenza e stabilità,
in quanto le frecce significative (per effetti del secondo ordine) non sono
generalmente compatibili con le condizioni normali di esercizio del ponte.
Nondimeno, anche la verifica dello stato limite di deformazione, per essere
affidabile, deve essere svolta adottando, sotto le combinazioni di esercizio
dei carichi, le stesse procedure non lineari proposte per le verifiche agli
stati limite ultimi. Per questa però il comportamento dei dispositivi di
vincolo è quello tipico della situazione di esercizio, mentre, nella verifica
allo stato limite ultimo di resistenza e stabilità, l'adozione di ipotesi
semplificative permette ugualmente di garantire i livelli di sicurezza
strutturali richiesti. In ogni caso i risultati vanno inquadrati e
interpretati nel contesto reale, confrontando gli spostamenti ottenuti con le
possibilità cinematiche offerte dal sistema pila-vincoli-impalcato. In
generale il processo di evoluzione dello schema statico implica l'adozione di
vincoli posticipati e considera la non linearità dei materiali, che rende la
distribuzione delle rigidezze funzione del livello di sollecitazione. Per
questo motivo la determinazione delle reazioni iperstatiche dei vincoli,
antecedenti e posticipati, ha carattere iterativo. Si deve in aggiunta tenere
conto anche della dipendenza delle rigidezze, e quindi dello stato di
sollecitazione, dalla configurazione deformata della struttura (effetti del
secondo ordine). Quello che nel complesso quindi si dovrebbe eseguire è
un'analisi non lineare dei telai snelli che tenga conto delle numerose
condizioni di carico da affrontare, e per la cui definizione manca il
supporto delle linee di influenza, con l'incertezza del comportamento dei
vincoli. METODI
DI VERIFICA
I
metodi di verifica delle pile alte possono essere raggruppati in due
categorie: -
metodi di tipo generale; -
metodo della colonna modello, - metodo del carico critico euleriano. Metodi
di tipo generale
I
metodi di tipo generale sono basati su modellazioni numeriche globali delle
strutture, mediante codici agli elementi finiti. Questi programmi consentono di
eseguire vari tipi di verifica: statiche, dinamiche, di buckling
(instabilità). I vantaggi che derivano dall'utilizzo di queste tecniche sono
costituiti principalmente dalla possibilità di eseguire analisi strutturali
in regime non lineare, considerando contemporaneamente le non linearità per
geometria e per materiali, con condizioni al contorno del tutto generali. Metodo
della colonna modello
Tra
i metodi approssimati, quello che permette un'agile e rapida soluzione del
problema dell'instabilità è il cosiddetto metodo della colonna modello.
Questo metodo, oltre ad essere ammesso dalla normativa italiana, si basa
sull'utilizzo di tabelle che riducono al minimo l'onere di calcolo. Questo
metodo presuppone che la configurazione deformata della pila sia assimilabile
ad un arco sinusoidale del tipo:
essendo "a" la freccia in sommità della pila nella configurazione deformata, e "l" l'altezza della pila. Ovviamente si considerano distribuzioni di carico tali da dare origine ad una configurazione deformata che sia approssimativamente sinusoidale. In altre parole sono escluse le configurazioni di carico per le quali il momento flettente del primo ordine cambia segno. Derivando due volte la (1) rispetto a z si ottiene, nell'ipotesi di piccoli spostamenti, l'espressione della curvatura c alla generica quota z:
Nella sezione di base (z
= 0):
da cui:
con
R0 = R(0). La (4) esprime il legame lineare tra la curvatura nella
sezione di base e la freccia in sommità. Questa permette di esprimere il
momento del secondo ordine MII alla base della pila come funzione
lineare della curvatura nella stessa sezione. Il momento totale vale allora:
essendo:
Nella
(6) M0 e H sono, rispettivamente, il momento e una forza
concentrata orizzontale applicati in sommità, mentre q(z) è un carico
distribuito lungo l'altezza della pila (carico del vento). Nell'ipotesi che
la sezione, la sua armatura e l'azione assiale P siano costanti lungo
l'altezza della pila, la sezione di base è quella più sollecitata. In questo
caso la verifica di resistenza e stabilità della colonna può essere
effettuata confrontando il momento totale M (relazione (5)) con la capacità
resistente della sezione, calcolata per N = P. Questa operazione può essere
svolta graficamente tracciando il diagramma momento-curvatura della sezione
di base per N = P, rappresentante la risposta della sezione ad un arbitrario
momento flettente M (da calcolare considerando la non linearità dei
materiali). Sullo stesso piano si può tracciare una retta (funzione lineare
della curvatura) che rappresenta il momento totale sollecitante. Note la
geometria della pila, le sue caratteristiche meccaniche e l'entità
dell'azione assiale applicata, sono noti sia il diagramma momento
resistente-curvatura della sezione al piede, sia la pendenza della retta
degli effetti del secondo ordine MII. E' quindi possibile
tracciare molteplici rette parallele a quelle del secondo ordine che
intercettano la curva momento resistente-curvatura: ciascuna di queste rette
rappresenta una differente intersezione sull'asse delle ordinate, ovvero un
differente momento flettente del primo ordine. Tra tutte le soluzioni
ottenute è possibile calcolare direttamente il momento massimo sollecitante
di progetto sopportabile della pila sotto l'assegnata azione assiale di
progetto P. Se il momento sollecitante di progetto agente sulla pila è minore
o uguale al valore massimo appena definito, allora la pila in esame è
stabile. Il luogo dei momenti sollecitanti massimi di progetto, al variare
dell'azione assiale, dà luogo ad un diagramma di interazione ridotto,
ovvero il dominio resistente della sezione al piede, una volta calcolati gli
effetti del secondo ordine. Il
processo grafico appare tuttavia laborioso: esso viene normalmente svolto con
l'ausilio di adeguati codici di calcolo automatico. Metodo
del carico critico euleriano
Nel
metodo delle tensioni ammissibili, con l'applicazione del metodo del carico
critico euleriano la verifica all'instabilità risulta soddisfatta se
lo stato tensionale massimo al piede della pila, nell'ipotesi che tale sezione
sia la più sollecitata con parametri di sollecitazione N ed M, soddisfa le
limitazioni imposte dalla normativa italiana, quando N ed M vengono
amplificati con opportuni coefficienti di maggiorazione w e C. Tali coefficienti sono funzioni della
geometria della pila e del carico assiale N. In questo metodo per tenere
conto degli effetti della viscosità del calcestruzzo nel tempo si adotta un
modulo di elasticità fittizio, riducendo opportunamente il valore di Ec.
Verifica
dell’instabilità locale
Insieme all'instabilità
globale della pila è necessario verificare anche l'instabilità locale delle
pareti. Queste infatti, se sono di spessore molto ridotto, possono subire
l'imbozzamento, facendo perdere improvvisamente la forma della sezione
trasversale.
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