|
Aerospaziale Biomedica Geotecnica Idraulica Materiali Meccanica Navale
Nucleare Sismica Trasporti Vento |
||
|
Home Articoli Ricerca
Rubriche
Collaborazione Business
Info
Contatti ·
·
Progetto e Sperimentazione di Strutture ·
Progetto di Ponti e Viadotti ·
· ANALISI FEM –
IMPALCATO AD ELEMENTI A STRISCIA FINITA ·
·
INTRODUZIONE ·
Ipotesi
e vantaggi del metodo ·
Impostazione
del problema ·
·
·
·
·
· ·
INTRODUZIONE
Per effettuare l'analisi statica o dinamica dei modelli
globali di ponti e viadotti, le strutture (pile e impalcato) vengono
usualmente modellate mediante procedimenti di discretizzazione agli Elementi
Finiti. Il vantaggio dell'utilizzo di queste procedure è che esse permettono
di considerare condizioni di geometria, di materiali, di vincolo e di carico
del tutto generali. In particolare, la modellazione numerica dell'impalcato a
cassone consente di utilizzare geometrie della sezione trasversale con
spessori variabili dei fogli, con presenza di eventuali cavità, ecc. Questo
aspetto è particolarmente importante in virtù del fatto che tali condizioni
possono sussistere contemporaneamente con combinazioni di complessità
praticamente senza limiti. Tuttavia, modelli così complessi necessitano per
la loro analisi di un elevato onere temporale per l'analisi computazionale.
Questo è dovuto al fatto che i codici di calcolo automatico devono risolvere
sistemi di equazioni di ordine molto elevato per poter tenere conto di tutti
i gradi di libertà (traslazionali e rotazionali) associati agli elementi
finiti del modello. Metodo degli Elementi a Striscia Finita
Nei
casi di strutture da ponte per le quali sia la geometria che le proprietà dei
materiali si mantengono costanti lungo una direzione coordinata (retta o
curva) si può ottenere una semplificazione del modello numerico, ed una
corrispondente riduzione dei tempi di calcolo. Per queste strutture sono
state proposte, infatti, formulazioni teoriche agli elementi finiti in grado
di ridurre notevolmente la complessità computazionale dei modelli numerici.
In particolare, Y. K. Cheung ha proposto una formulazione agli elementi
finiti, detta Metodo degli Elementi a Striscia Finita, in grado di
ridurre drasticamente l'ordine del sistema delle equazioni risolventi. Il
metodo, impostato inizialmente per piastre inflesse e per limitate condizioni
di vincolo, è stato successivamente esteso a problemi piani, a strutture di
lastre, laminari (strato finito) e solide (prisma finito), con generatrici
sia rette, sia curve, affermandosi in numerose applicazioni, soprattutto
nelle strutture da ponte e delle strutture scatolari in genere. Ipotesi e vantaggi del metodo
Esso
è applicabile agli impalcati da ponte a sezione costante ed appoggiati agli estremi,
in corrispondenza dei quali esistano diaframmi di tipo membranale, cioè
rigidi nel proprio piano ed infinitamente elastici, normalmente al loro
piano, nella direzione longitudinale dell'impalcato stesso. Nel metodo, il singolo foglio che definisce il cassone
dell'impalcato viene suddiviso in un numero finito prescelto di strisce di
lunghezza pari alla campata del ponte, ciascuna con proprietà dei materiali e
geometriche costanti. Esse sono interconnesse mutuamente lungo le linee
nodali longitudinali, i cui spostamenti definiscono le incognite del
problema. Le funzioni di spostamento di questi elementi variano in senso
longitudinale, secondo sviluppi in serie di funzioni che soddisfano le
condizioni agli estremi della singola striscia, mentre in senso trasversale
secondo funzioni polinomiali di vario ordine. Il sistema risolvente risulta
allora impostato nelle sole incognite relative al problema trasversale, con
una notevole economia operativa di calcolo. Ulteriori vantaggi si hanno anche
nell'impostazione dei dati da introdurre nel modello, essendo necessarie le
sole caratteristiche geometriche ed elastiche della sezione trasversale
corrente e la dimensione longitudinale. Questo metodo presenta anche il
vantaggio di non avere limiti sulle condizioni di vincolo alle estremità e di
carico, potendo considerare carichi puntuali, lineari o distribuiti lungo gli
spigoli o direttamente sulla superficie del foglio. Poiché, inoltre, ogni
striscia può avere uno spessore e un materiale diversi dalle altre, ciò consente
di analizzare impalcati da ponte a sezione qualsiasi. Impostazione del problema
Per
come è stata definita, in generale ogni striscia è soggetta ad un regime di
lastra-piastra, in particolare ad un regime membranale, con sollecitazioni contenute
nel proprio piano, e ad un regime con sollecitazioni flessionali trasversali
al piano. Nelle usuali ipotesi adottate per il calcolo delle strutture piane,
tipo lastre e piastre, questi due regimi sono tra loro non accoppiati, nel
senso che i parametri di sollecitazione del regime membranale dipendono
solamente dalle componenti u e v dello spostamento nel piano
medio (comportamento a piastra), mentre i corrispondenti parametri del regime
flessionale trasversale dipendono solamente dalla componente dello
spostamento w normale al piano medio (comportamento a lastra). Per
disporre di un unico elemento a striscia finita in grado di lavorare in
regime di lastra-piastra si calcolano le matrici di rigidezza nei due regimi
separati, che poi vengono assemblate in un'unica matrice di rigidezza, quella
dell'elemento a striscia finita. La procedura consiste nell'assegnare la
forma delle componenti dello spostamento in modo tale da soddisfare tutte le
condizioni al contorno: operando in questo modo viene assicurata la
congruenza (ma non l'equilibrio) dell'intera struttura. Per definire poi il
valori "reali" di tali componenti è necessario determinare l'unica
configurazione equilibrata tra le infinite congruenti. Questo si ottiene
imponendo il Principio di Minima Energia Potenziale Totale. Con questa procedura, il problema iniziale ad elementi finiti nel quale, in ciascun nodo, erano incognite sei componenti di spostamento (tre traslazioni e tre rotazioni) si è ridotto ad un problema nel quale, per un assegnato numero di linee nodali, sono incognite quattro componenti di spostamento (tre traslazioni e una rotazione). La struttura globale risulta quindi composta dall'assemblaggio di elementi a striscia, ciascuno dei quali è delimitato da due linee nodali e dalle due estremità di testata della struttura con condizioni al contorno definite dal proprio vincolo. |
||
|
ingegneriastrutturale.net -
Tutti i Diritti Riservati |